sneazzy
20 février, 2017, 10 h 20 min
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002Generalità
Il nome dello Stato deriva da quello del libertador Simón Bolívar, promotore nel XIX secolo dell’emancipazione dei Paesi sudamericani dal dominio spagnolo. Territorialmente corrisponde a grandi linee all’audiencia di Charcas (o dell’Alto Perú), che fu una delle parti del vicereame spagnolo di Lima; ha confini quasi ovunque artificiali, in quanto definiti dopo le lunghe guerre con i Paesi vicini (l’ultima è stata quella con il Paraguay per il possesso del Chaco e conclusasi nel 1938). La Bolivia è formata da due sezioni morfologicamente assai diverse; una, più estesa, occupa una vasta porzione dei bassopiani centrali sudamericani e l’altra, molto più popolata, si situa nella regione andina: è questa la parte vitale del Paese, in quella zona a S del Lago Titicaca che fu già il cuore dell’impero incaico e, dopo la conquista spagnola, sede di importanti città sorte in funzione mineraria e divenute poi i fulcri politico-economici dello Stato. Attratto verso l’area andina, il Paese è privo di sbocchi al mare; l’isolamento continentale insieme con l’asprezza ambientale delle alteterre costituisce un fattore del suo ritardato sviluppo, che si colloca come Paese tra i più poveri dell’America Latina. La sua caratteristica principale, nel quadro antropico del subcontinente, è di essere abitato prevalentemente da indios, che però non accedono all’economia moderna e alle attività più redditizie. Sono molto diffuse le condizioni di precarietà, e le aree urbane, viste come l’ultimo baluardo del benessere, vengono assediate da misere baraccopoli. All’inizio del Duemila gli elementi di freno più potenti sono il sistema sociopolitico e la povertà infrastrutturale. La divisione del territorio in due sezioni poco integrate e differenziate sul piano produttivo accentua l’emarginazione progressiva dell’altopiano, ancorato a produzioni di sussitenza.
Il nome dello Stato deriva da quello del libertador Simón Bolívar, promotore nel XIX secolo dell’emancipazione dei Paesi sudamericani dal dominio spagnolo. Territorialmente corrisponde a grandi linee all’audiencia di Charcas (o dell’Alto Perú), che fu una delle parti del vicereame spagnolo di Lima; ha confini quasi ovunque artificiali, in quanto definiti dopo le lunghe guerre con i Paesi vicini (l’ultima è stata quella con il Paraguay per il possesso del Chaco e conclusasi nel 1938). La Bolivia è formata da due sezioni morfologicamente assai diverse; una, più estesa, occupa una vasta porzione dei bassopiani centrali sudamericani e l’altra, molto più popolata, si situa nella regione andina: è questa la parte vitale del Paese, in quella zona a S del Lago Titicaca che fu già il cuore dell’impero incaico e, dopo la conquista spagnola, sede di importanti città sorte in funzione mineraria e divenute poi i fulcri politico-economici dello Stato. Attratto verso l’area andina, il Paese è privo di sbocchi al mare; l’isolamento continentale insieme con l’asprezza ambientale delle alteterre costituisce un fattore del suo ritardato sviluppo, che si colloca come Paese tra i più poveri dell’America Latina. La sua caratteristica principale, nel quadro antropico del subcontinente, è di essere abitato prevalentemente da indios, che però non accedono all’economia moderna e alle attività più redditizie. Sono molto diffuse le condizioni di precarietà, e le aree urbane, viste come l’ultimo baluardo del benessere, vengono assediate da misere baraccopoli. All’inizio del Duemila gli elementi di freno più potenti sono il sistema sociopolitico e la povertà infrastrutturale. La divisione del territorio in due sezioni poco integrate e differenziate sul piano produttivo accentua l’emarginazione progressiva dell’altopiano, ancorato a produzioni di sussitenza.

Lo Stato
Indipendente dalla Spagna dal 1825, secondo la Costituzione del 1947 la Bolivia è una Repubblica unitaria di tipo presidenziale; capo dello Stato è il presidente, eletto a suffragio universale diretto, cui compete il potere esecutivo; quello legislativo è affidato al Congresso Nazionale, composto dal Senato e dalla Camera dei Deputati, i cui membri parimenti durano in carica per 5 anni. Al Congresso spetta l’elezione del presidente della Repubblica nel caso in cui nessun candidato riesca a ottenere la maggioranza assoluta dei voti. L’ordinamento della giustizia si basa sul sistema spagnolo, con alcune influenze derivanti dal codice napoleonico. La giustizia viene amministrata a livello dipartimentale da una Corte distrettuale: sono presenti inoltre tribunali di primo e secondo grado. Il massimo organo giuridico è rappresentato dalla Corte Suprema di Giustizia, i cui membri sono di nomina parlamentare. La difesa dello Stato è affidata alle tre armi tradizionali: esercito, marina, aviazione; il servizio militare è obbligatorio e si effettua, per la durata di un anno, a partire dai 18 anni d’età. Condizioni sociali difficili e presenza nel Paese di una altissima percentuale di cittadini indios che non parlano la lingua nazionale hanno contribuito a ostacolare il processo di scolarizzazione, nonostante la promozione di diverse campagne contro l’analfabetismo (che, nel 2007, interessava ancora il 9,3% della popolazione). Dal 1955, l’istruzione è stata resa gratuita e obbligatoria per legge dai 6 a 14 anni. A differenza dell’istruzione primaria, che si impartisce in classi miste, l’insegnamento di secondo grado, della durata di 4 anni, si articola in istituti maschili (colegios) e femminili (liceos). Le principali sedi universitarie presenti nel Paese sono quelle di Cochabamba (1832), La Paz (una del 1830 e una del 1966), Potosí (1892), Santa Cruz de la Sierra (1880), Sucre (1622), Tarija (1946), Oruro (1892), Trinidad (1967). Le Scuole Nazionali dei Maestri di Sucre e l’Istituto Normale Superiore di La Paz assicurano la formazione, gratuita, degli insegnanti primari e secondari.

Territorio: morfologia
Due quinti ca. del territorio boliviano sono compresi nella regione andina; il rimanente si estende sui bassopiani e sulle modeste elevazioni al limite tra il bacino amazzonico e quello platense. Nella sezione andina, in Bolivia genericamente chiamata Altiplano, le Ande raggiungono la loro massima larghezza; il sistema si sdoppia nelle possenti catene della Cordillera Oriental e della Cordillera Occidental che racchiudono un’imponente distesa di aridi altopiani, prosecuzione di quelli peruviani, situati a un’altitudine media di 4000 m. La Cordillera Occidental, formata da un poderoso allineamento di vulcani – quasi tutti però inattivi – sovrastato dal Nevado Sajama (6542 m), resta ai margini del territorio boliviano, mentre quella Oriental costituisce l’elemento strutturale più importante del Paese; essa accoglie alcune delle più alte vette andine, come il Nevado Illimani (6457 m) e il Nevado Illampu (6421 m), che con altre maestose cime formano la cosiddetta Cordigliera Reale (Cordillera Real) a dominio del Lago Titicaca. Dal punto di vista strutturale gli altopiani sono formati da una grande zolla dalle superfici peneplanate sollevata rigidamente dall’orogenesi andina; morfologicamente presentano nude e basse dorsali che orlano ampie depressioni occupate in parte da bacini lacustri, di cui quella del Lago Titicaca è la più vasta e marcata. Geologicamente si hanno nelle aree depressionarie formazioni neozoiche, mentre sui rilievi emergono i sottostanti strati paleozoici. La Cordillera Oriental è più complessa: tra le rocce metamorfiche paleozoiche appaiono grandi pilastri cristallini intrusivi, mentre nelle sue falde si hanno formazioni sedimentarie paleozoiche e mesozoiche. Con una serie di grandi pieghe e pieghe-faglie la catena si abbassa ripidamente verso E; il versante è solcato da lunghe e profonde vallate che sfociano nei bassopiani orientali (in Bolivia chiamati Oriente), dove affiorano le formazioni dell’antichissimo zoccolo precambriano nel penepiano divisorio tra il bacino amazzonico e quello platense, entrambi invece coperti da strati cenozoici e da più recenti alluvioni fluviali.
Il nome dello Stato deriva da quello del libertador Simón Bolívar, promotore nel XIX secolo dell’emancipazione dei Paesi sudamericani dal dominio spagnolo. Territorialmente corrisponde a grandi linee all’audiencia di Charcas (o dell’Alto Perú), che fu una delle parti del vicereame spagnolo di Lima; ha confini quasi ovunque artificiali, in quanto definiti dopo le lunghe guerre con i Paesi vicini (l’ultima è stata quella con il Paraguay per il possesso del Chaco e conclusasi nel 1938). La Bolivia è formata da due sezioni morfologicamente assai diverse; una, più estesa, occupa una vasta porzione dei bassopiani centrali sudamericani e l’altra, molto più popolata, si situa nella regione andina: è questa la parte vitale del Paese, in quella zona a S del Lago Titicaca che fu già il cuore dell’impero incaico e, dopo la conquista spagnola, sede di importanti città sorte in funzione mineraria e divenute poi i fulcri politico-economici dello Stato. Attratto verso l’area andina, il Paese è privo di sbocchi al mare; l’isolamento continentale insieme con l’asprezza ambientale delle alteterre costituisce un fattore del suo ritardato sviluppo, che si colloca come Paese tra i più poveri dell’America Latina. La sua caratteristica principale, nel quadro antropico del subcontinente, è di essere abitato prevalentemente da indios, che però non accedono all’economia moderna e alle attività più redditizie. Sono molto diffuse le condizioni di precarietà, e le aree urbane, viste come l’ultimo baluardo del benessere, vengono assediate da misere baraccopoli. All’inizio del Duemila gli elementi di freno più potenti sono il sistema sociopolitico e la povertà infrastrutturale. La divisione del territorio in due sezioni poco integrate e differenziate sul piano produttivo accentua l’emarginazione progressiva dell’altopiano, ancorato a produzioni di sussitenza.

Lo Stato
Indipendente dalla Spagna dal 1825, secondo la Costituzione del 1947 la Bolivia è una Repubblica unitaria di tipo presidenziale; capo dello Stato è il presidente, eletto a suffragio universale diretto, cui compete il potere esecutivo; quello legislativo è affidato al Congresso Nazionale, composto dal Senato e dalla Camera dei Deputati, i cui membri parimenti durano in carica per 5 anni. Al Congresso spetta l’elezione del presidente della Repubblica nel caso in cui nessun candidato riesca a ottenere la maggioranza assoluta dei voti. L’ordinamento della giustizia si basa sul sistema spagnolo, con alcune influenze derivanti dal codice napoleonico. La giustizia viene amministrata a livello dipartimentale da una Corte distrettuale: sono presenti inoltre tribunali di primo e secondo grado. Il massimo organo giuridico è rappresentato dalla Corte Suprema di Giustizia, i cui membri sono di nomina parlamentare. La difesa dello Stato è affidata alle tre armi tradizionali: esercito, marina, aviazione; il servizio militare è obbligatorio e si effettua, per la durata di un anno, a partire dai 18 anni d’età. Condizioni sociali difficili e presenza nel Paese di una altissima percentuale di cittadini indios che non parlano la lingua nazionale hanno contribuito a ostacolare il processo di scolarizzazione, nonostante la promozione di diverse campagne contro l’analfabetismo (che, nel 2007, interessava ancora il 9,3% della popolazione). Dal 1955, l’istruzione è stata resa gratuita e obbligatoria per legge dai 6 a 14 anni. A differenza dell’istruzione primaria, che si impartisce in classi miste, l’insegnamento di secondo grado, della durata di 4 anni, si articola in istituti maschili (colegios) e femminili (liceos). Le principali sedi universitarie presenti nel Paese sono quelle di Cochabamba (1832), La Paz (una del 1830 e una del 1966), Potosí (1892), Santa Cruz de la Sierra (1880), Sucre (1622), Tarija (1946), Oruro (1892), Trinidad (1967). Le Scuole Nazionali dei Maestri di Sucre e l’Istituto Normale Superiore di La Paz assicurano la formazione, gratuita, degli insegnanti primari e secondari.

Territorio: morfologia
Due quinti ca. del territorio boliviano sono compresi nella regione andina; il rimanente si estende sui bassopiani e sulle modeste elevazioni al limite tra il bacino amazzonico e quello platense. Nella sezione andina, in Bolivia genericamente chiamata Altiplano, le Ande raggiungono la loro massima larghezza; il sistema si sdoppia nelle possenti catene della Cordillera Oriental e della Cordillera Occidental che racchiudono un’imponente distesa di aridi altopiani, prosecuzione di quelli peruviani, situati a un’altitudine media di 4000 m. La Cordillera Occidental, formata da un poderoso allineamento di vulcani – quasi tutti però inattivi – sovrastato dal Nevado Sajama (6542 m), resta ai margini del territorio boliviano, mentre quella Oriental costituisce l’elemento strutturale più importante del Paese; essa accoglie alcune delle più alte vette andine, come il Nevado Illimani (6457 m) e il Nevado Illampu (6421 m), che con altre maestose cime formano la cosiddetta Cordigliera Reale (Cordillera Real) a dominio del Lago Titicaca. Dal punto di vista strutturale gli altopiani sono formati da una grande zolla dalle superfici peneplanate sollevata rigidamente dall’orogenesi andina; morfologicamente presentano nude e basse dorsali che orlano ampie depressioni occupate in parte da bacini lacustri, di cui quella del Lago Titicaca è la più vasta e marcata. Geologicamente si hanno nelle aree depressionarie formazioni neozoiche, mentre sui rilievi emergono i sottostanti strati paleozoici. La Cordillera Oriental è più complessa: tra le rocce metamorfiche paleozoiche appaiono grandi pilastri cristallini intrusivi, mentre nelle sue falde si hanno formazioni sedimentarie paleozoiche e mesozoiche. Con una serie di grandi pieghe e pieghe-faglie la catena si abbassa ripidamente verso E; il versante è solcato da lunghe e profonde vallate che sfociano nei bassopiani orientali (in Bolivia chiamati Oriente), dove affiorano le formazioni dell’antichissimo zoccolo precambriano nel penepiano divisorio tra il bacino amazzonico e quello platense, entrambi invece coperti da strati cenozoici e da più recenti alluvioni fluviali.

Lo Stato
Indipendente dalla Spagna dal 1825, secondo la Costituzione del 1947 la Bolivia è una Repubblica unitaria di tipo presidenziale; capo dello Stato è il presidente, eletto a suffragio universale diretto, cui compete il potere esecutivo; quello legislativo è affidato al Congresso Nazionale, composto dal Senato e dalla Camera dei Deputati, i cui membri parimenti durano in carica per 5 anni. Al Congresso spetta l’elezione del presidente della Repubblica nel caso in cui nessun candidato riesca a ottenere la maggioranza assoluta dei voti. L’ordinamento della giustizia si basa sul sistema spagnolo, con alcune influenze derivanti dal codice napoleonico. La giustizia viene amministrata a livello dipartimentale da una Corte distrettuale: sono presenti inoltre tribunali di primo e secondo grado. Il massimo organo giuridico è rappresentato dalla Corte Suprema di Giustizia, i cui membri sono di nomina parlamentare. La difesa dello Stato è affidata alle tre armi tradizionali: esercito, marina, aviazione; il servizio militare è obbligatorio e si effettua, per la durata di un anno, a partire dai 18 anni d’età. Condizioni sociali difficili e presenza nel Paese di una altissima percentuale di cittadini indios che non parlano la lingua nazionale hanno contribuito a ostacolare il processo di scolarizzazione, nonostante la promozione di diverse campagne contro l’analfabetismo (che, nel 2007, interessava ancora il 9,3% della popolazione). Dal 1955, l’istruzione è stata resa gratuita e obbligatoria per legge dai 6 a 14 anni. A differenza dell’istruzione primaria, che si impartisce in classi miste, l’insegnamento di secondo grado, della durata di 4 anni, si articola in istituti maschili (colegios) e femminili (liceos). Le principali sedi universitarie presenti nel Paese sono quelle di Cochabamba (1832), La Paz (una del 1830 e una del 1966), Potosí (1892), Santa Cruz de la Sierra (1880), Sucre (1622), Tarija (1946), Oruro (1892), Trinidad (1967). Le Scuole Nazionali dei Maestri di Sucre e l’Istituto Normale Superiore di La Paz assicurano la formazione, gratuita, degli insegnanti primari e secondari.

Territorio: morfologia
Due quinti ca. del territorio boliviano sono compresi nella regione andina; il rimanente si estende sui bassopiani e sulle modeste elevazioni al limite tra il bacino amazzonico e quello platense. Nella sezione andina, in Bolivia genericamente chiamata Altiplano, le Ande raggiungono la loro massima larghezza; il sistema si sdoppia nelle possenti catene della Cordillera Oriental e della Cordillera Occidental che racchiudono un’imponente distesa di aridi altopiani, prosecuzione di quelli peruviani, situati a un’altitudine media di 4000 m. La Cordillera Occidental, formata da un poderoso allineamento di vulcani – quasi tutti però inattivi – sovrastato dal Nevado Sajama (6542 m), resta ai margini del territorio boliviano, mentre quella Oriental costituisce l’elemento strutturale più importante del Paese; essa accoglie alcune delle più alte vette andine, come il Nevado Illimani (6457 m) e il Nevado Illampu (6421 m), che con altre maestose cime formano la cosiddetta Cordigliera Reale (Cordillera Real) a dominio del Lago Titicaca. Dal punto di vista strutturale gli altopiani sono formati da una grande zolla dalle superfici peneplanate sollevata rigidamente dall’orogenesi andina; morfologicamente presentano nude e basse dorsali che orlano ampie depressioni occupate in parte da bacini lacustri, di cui quella del Lago Titicaca è la più vasta e marcata. Geologicamente si hanno nelle aree depressionarie formazioni neozoiche, mentre sui rilievi emergono i sottostanti strati paleozoici. La Cordillera Oriental è più complessa: tra le rocce metamorfiche paleozoiche appaiono grandi pilastri cristallini intrusivi, mentre nelle sue falde si hanno formazioni sedimentarie paleozoiche e mesozoiche. Con una serie di grandi pieghe e pieghe-faglie la catena si abbassa ripidamente verso E; il versante è solcato da lunghe e profonde vallate che sfociano nei bassopiani orientali (in Bolivia chiamati Oriente), dove affiorano le formazioni dell’antichissimo zoccolo precambriano nel penepiano divisorio tra il bacino amazzonico e quello platense, entrambi invece coperti da strati cenozoici e da più recenti alluvioni fluviali.

Territorio: idrografia
Idrograficamente ca. i tre quinti della Bolivia tributano al bacino amazzonico o a quello platense; il resto forma una superficie endoreica che raccoglie le sue acque o nel vasto (8300 km²) Lago Titicaca (collegato mediante il Río Desaguadero con l’altro principale lago boliviano, il Poopó) o nei grandi salares, come quello di Uyuni, paludi salmastre dai limiti estremamente variabili che occupano le depressioni dell’altopiano dove, date le precipitazioni assai scarse, si ha l’endoreismo proprio delle regioni aride. Lo sviluppo dell’idrografia esoreica sul versante piovoso della Cordillera Oriental ha esercitato una progressiva cattura del bacino endoreico dell’altopiano; i fiumi penetrano profondamente verso W, aprendosi il varco tra una sezione e l’altra della cordigliera con marcate incisioni vallive (valles). I principali sono il Beni e il Mamoré, che tributano al Río delle Amazzoni mediante il Madeira e il Pilcomayo, che scende al Paraná tramite il Paraguay. Questi fiumi ricevono numerosi affluenti dal versante orientale della cordigliera; il maggior apporto d’acqua inizia nella parte mediana dello stesso versante, in relazione alle precipitazioni più copiose e dove i fiumi, superate le cascate che spesso interrompono il loro alto corso, cominciano a essere navigabili.

Territorio: clima
Il clima della Bolivia cambia nettamente passando dall’Altiplano all’Oriente. Nel primo si ritrovano quelle condizioni di aridità proprie delle alteterre andine e dovute allo sbarramento esercitato dalle cordigliere nei confronti delle masse d’aria d’origine atlantica e pacifica; tutto il versante E della Cordillera Oriental, così come i bassopiani sottostanti, sono invece soggetti agli influssi ciclonici atlantici. Il clima dei bassopiani può essere definito subequatoriale con passaggio a condizioni nettamente tropicali verso S, cioè verso il Chaco; la piovosità oscilla tra i 1500 e i 1000 mm annui, con attenuazioni durante l’inverno australe tanto più marcate quanto più si procede verso S; le temperature variano mediamente dai 28 ºC ai 24 ºC, rispettivamente in gennaio e in luglio. Siamo qui nelle tierras calientes, che terminano sul versante della cordigliera verso i 1500 m, dove comincia la fascia più mitigata e anche più piovosa: è l’ambiente templado delle yungas, ricche di vegetazione e ben coltivate, che giungono sino ai 2500 m. A questa quota praticamente inizia l’Altiplano con il suo clima continentale e i primi accenni all’aridità; a partire dai 3000 m ca. cominciano le tierras frías, dove si registrano medie termiche di gennaio mai superiori ai 10-12 ºC e medie di luglio che si abbassano a 7-8 ºC.
Territorio: geografia umana
La maggior parte della popolazione boliviana discende direttamente dagli antichi abitanti dell’altopiano, in particolare dagli aymará (concentrati attorno al Lago Titicaca) e dai quechua; nei bassopiani orientali gli amerindi sono rappresentati da sparsi gruppi di raccoglitori e cacciatori amazzonici e del Chaco, tra i quali si sono insinuate anche genti guaraní. Complessivamente gli amerindi costituiscono il 53% della popolazione: il 29% sono quechua e gli aymará il restante 24%. L’alta percentuale di indios si deve alle durissime condizioni ambientali, che hanno limitato sempre l’insediamento dei bianchi (15%), per gran parte d’origine spagnola, mentre è mancata l’immigrazione di italiani e di altri europei, come si è verificato in Brasile e in Argentina (nell’Oriente si sono invece stanziati numerosi coloni giapponesi); più rilevante è la percentuale di meticci (30%). %). Il boom demografico si è avuto in Bolivia a partire dalla seconda metà del XX secolo: al censimento del 1900 gli abitanti risultavano circa 1.600.000, cifra ritenuta in difetto, e poco più di 2.000.000 nel 1950 a fronte degli oltre 8.000.000 censiti nel 2001. La crescita annua risulta elevata (1,9% nel periodo 2000-2008) anche considerando gli alti valori di mortalità infantile (soprattutto tra i bambini con meno di 1 anno), causata di infezioni respiratorie e diarrea specialmente nelle zone rurali abitate da indigeni, dove molti bambini soffrono le conseguenze della malnutrizione. La speranza di vita è la più bassa del continente, limitata a 63 anni per gli uomini e 68 per le donne e la piramide dell’età è schiacciata verso il basso: quasi il 40% dei boliviani ha meno di 14 anni e si stima che oltre 2

milioni di bambini vivano sotto la soglia di povertà e oltre mezzo milione di essi siano costretti a lavorare. I flussi migratori in uscita sono risultati negli anni contenuti e limitati ad altri Paesi dell’America Meridionale: molti boliviani sono emigrati in Brasile e Argentina, spesso lavorandovi senza i regolari permessi. La densità della popolazione è naturalmente molto bassa (9 ab./km²), anche se ha registrato negli ultimi anni del XX secolo un certo incremento.
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Quasi la metà dei boliviani è concentrata nei dipartimenti di La Paz e Cochabamba che occupano meno del 20% del territorio, con densità medie comunque non elevate (21 ab./km² il primo e 33 ab./km² il secondo); scarsamente popolate sono le aree nordorientali che corrispondono ai dipartimenti Beni e Pando, dove la densità si aggira intorno agli 1-2 ab./km². Nei primi anni del Duemila è stato rinnovato il tracciato della strada che collega Santa Cruz de la Sierra a Cochabamba (500 km di percorso): esso corre lungo solchi fluviali a deboli pendenze, attraversando una zona in precedenza isolata, coperta da vegetazione tropicale e da estese piantagioni di coca. Quest’ultima attività rappresenta una vera piaga sociale per l’Oriente, che la nuova arteria potrebbe contribuire a sanare, favorendo la sostituzione con altre colture, i cui prodotti troverebbero un’agevole via di commercializzazione sia verso l’altopiano boliviano, sia verso il Brasile. Allo stato attuale si calcola che gran parte dei boliviani viva tra i 2500 e i 4000 m; il limite superiore dell’insediamento si situa poco sotto i 4300 m; si tratta di povere borgate di contadini che coltivano piccoli pezzamenti di terra accanto alle case di adobe e col tetto di paglia, o, nell’arida puna, si dedicano alla pastorizia. Intorno al Lago Titicaca e nelle valles si trovano centri che hanno anche funzioni commerciali, specie quelli posti lungo le ferrovie che attraversano l’altopiano; particolarmente fitto è l’insediamento nelle yungas, con grossi abitati lungo le strade di fondovalle. Negli ultimi decenni del Novecento si è sensibilmente accresciuta la corrente migratoria verso le città: lo dimostra il fatto che, nelle aree urbane, la dinamica demografica risulta, da un lato, più intensa, con una natalità superiore a quella delle zone rurali, e, dall’altro, affetta da un più elevato tasso di mortalità, come segno non tanto di invecchiamento strutturale, quanto di condizioni sociali e igieniche precarie. Nel 2008 la popolazione urbana rappresentava il 66,1% del totale nazionale. La città nettamente più popolosa è La Paz ( oltre 1.500.000 nell’agglomerato urbano), il cui sviluppo è dovuto al ruolo di capitale amministrativa, sede del governo e ai collegamenti ferroviari con il Cile e l’Argentina. Sucre è la vecchia capitale (è ancora capitale legale), caratteristica per il suo dignitoso aspetto coloniale. Centri minerari e commerciali dell’altopiano sono Potosí, la città più alta dell’America Meridionale essendo situata a 3976 m, Oruro e Cochabamba, quest’ultimo nodo delle comunicazioni tra l’altopiano e l’Oriente, che ha invece il suo massimo centro in Santa Cruz de la Sierra (seconda città del Paese, mercato agricolo e raccordo delle linee ferroviarie che uniscono la Bolivia con l’Argentina e il Brasile.

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